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29 dicembre 2011
Fuochi d'artificio
[...] la festosa prepotenza dei fuochi d'artificio chiamava. Quale spettacolo. In lontananza, a Nord-Ovest, erano una raffica di botti, di luci verdi e giallo-oro, di meteore, stelle non cadenti, ma che andavano al contrario: risalivano, dalla Terra al cielo, e solo dopo ricadevano, spegnendosi velocemente eppure lentamente, una dopo l'altra. A Sud non si poteva vedere, ma immaginare. In basso, si volevano far sentire e vedere nel loro piccolo anche i bimbi, che sbucavano a frotte dagli angoli correndo, saltando e nascondendosi di nuovo, con petardi, razzi e stelle filanti. A Nord-Est sembravano rispondere, nei momenti di silenzio di quegli altri, con improvvisi botti che parevano saluti, con misteriose stelle prima come compresse, racchiuse in gigantesche manciate, poi rilasciate: lanciate libere nello spazio tutte insieme, sospese per attimi lunghissimi, nuove costellazioni, più vicine alla Terra, agli occhi di chi le guardava, pensando che quella non era una guerra, finalmente, ma pura esultanza per una dichiarazione congiunta di pace universale.
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Doppio sogno d'inverno, 2011.
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